CRONISTORIA DELLA SEZ. C.A.I. “VAL COMELICO”
“Il sentiero percorso insieme ci ha allargato l’orizzonte.” (R.D.M.)
La sezione “Val Comelico” nasce nel 1970 per iniziativa di alcuni appassionati che desiderano staccarsi dalla storica sezione “Cadore” di Auronzo e costituirne in autonomia una locale: lo scopo è quello di sopperire alle carenze strutturali della zona (bivacchi, sentieristica, pubblicazioni), ma anche di far conoscere ed apprezzare al meglio le caratteristiche ambientali e naturalistiche della vallata; inoltre un sodalizio comprensoriale avrebbe anche il merito di riuscire a vincere individualismi e campanilismi locali. Vengono raccolte le adesioni: i soci-fondatori sono 113. Da notare che già esisteva in loco una stazione del Soccorso Alpino, sorta ancora nel lontano 1955. Dopo le trafile burocratiche consuete la nuova Sezione viene ufficialmente riconosciuta dalla sede centrale il 24.5.1970. La campagna tesseramenti raggiungerà a fine anno la quota di 146 soci. Dopo un primo periodo di incontri “itineranti” nei vari bar della vallata le riunioni si svolgono in simbiosi con l’ufficio turistico di Casamazzagno; nel 1983 la sede si trasferirà nell’ex asilo di via Pinchién per trovare poi definitiva e dignitosa sistemazione nell’attuale domicilio nel 1995.
□ Il primo Presidente eletto nell’assemblea autunnale del 1970 è la g.a.Beppi Martini, che resterà alla guida della Sezione per un decennio. Contornato da un valido gruppo di collaboratori attivi ed entusiasti incomincia ad attuare il programma.
□ La segnaletica è carente? si sistemano tabelle segnaletiche e decine di chilometri di sentieri vengono ripuliti e segnati. E nel 1975 – con grande sforzo economico – la sezione appronta 5000 cartine riguardanti la sentieristica del Comelico: per la prima volta la vallata si presenta senza il tradizionale taglio di settori sicché la percezioni dei numeri e dei percorsi è immediata per tutta la valle. Cinque anni dopo è necessario procedere alla ristampa di altre 5000 cartine, dato il successo di vendita e di immagine.
□ C’è il gusto della scoperta? Ecco partire e consolidarsi via via un programma di escursioni, gite, esplorazioni a largo raggio come di breve respiro, che si potenzierà via via nel tempo fino a raggiungere traguardi stagionali sempre più impegnativi e ricchi anche di fermenti culturali oltre che di grosso spessore sociale.
□ Si vuole insieme ascoltare qualche testimone di riconosciuta validità nel campo alpinistico? Ecco varato un calendario di serate/incontri con personaggi di fama: come apripista arriva in Comelico la coppia Mazzotti-Messner, il primo all’apice della sua fama, il secondo ancora agli esordi. Seguiranno nel tempo Armando Da Roit, Armando Scopèl, Rinaldo Zardini, Massimo Spampani, Italo e Beppe Zandonella, Gianni Pais, Manrico Dall’Agnola, Franco Miotto, Barbacetto, Agostino Da Polenza, Alberto Campanile, Marcello Manzoni, Paolo De Martin, Bruno De Tassis, Ermanno Calcaterra, Riccardo Cassìn,Cesare Lasén, Armando Scopèl, G.B.Pellegrini, ecc.ecc. con approfondimenti alpinistici, naturalistici, linguistici, un vero apporto culturale, esteso talvolta – con grande partecipazione – alle scuole locali. .
□ Qualche gita di scialpinismo con dotazioni non propriamente sofisticate tocca la Spina, la Val Visdende, ecc. Più in là col tempo (soprattutto nel periodo 1981/88) questa attività conoscerà partecipazioni ampie, momenti gloriosi e una continuità notevole di corsi istruttivi ed esplorativi con animatore l’esperto Gigi Penta.
□ Mancano le strutture di avvicinamento in quota? Con grande impegno organizzativo ed economico, ma sempre con la più profonda e sentita collaborazione ecco nel 1974 il primo bivacco dedicato all’alpino “Piva” nel cadìn di Cima Vallona; seguirà l’anno successivo il ripristino della capanna “Càimi” per l’esplorazione del gruppo Cornòn-Crode di Mezzodì; più avanti (1978) è il gruppo Brentóni ad usufruire di un punto d’appoggio fondamentale con l’allestimento del bivacco “Ursella-Zandonella”; ed infine ecco nascere di fronte alla splendida parete nord della Terza Grande il bivacco “Franco Marta”. Una sinergia di braccia e di cuori ha elevato a quota 2000 un anello di punti d’appoggio e di ritrovo, fiori all’occhiello della sezione. Senza strafare con invenzioni azzardate o aggressive nascono poi alcune vie attrezzate di pregio storico, o intervallivo: ecco nel 1972 il sentiero attrezzato ”Mazzetta” che immette nel magico circo d’Ambata, ecco nel 1978/79 la “ferrata Zandonella” che ripercorre vie di guerra e di ardimento, e il “sentiero D’Ambros”(1983) - nel ricordo di un amico e collaboratore - su un crinale altalenante e suggestivo.
□ Soprattutto sotto la spinta dei vari Zandonella Callegher (Italo, Beppe, Giuliano e Mario) nasce nel 1972 un primo nucleo del Gruppo Roccia (G.A.M.). E’ tutto un fiorire di esplorazioni ad alto livello che richiamerà le forze migliori della vallata nella ricerca, nella divulgazione e nello scambio, oltre che nella crescita tecnica. Più in là il gruppo si evolverà verso aperture più moderne e consone ai tempi attuali, rimodellando statuto e partecipazione con il nuovo nome di “Rondi”: e l’attività conoscerà nuove spinte ed entusiasmi.
□ I giovani sono il nostro futuro, si ripete spesso. Per tener fede a questo impegno nel 1978, in collaborazione con la sede centrale, viene ripristinata l’ex casermetta della Finanza di Pianformaggio, ed adibita ad attività di alpinismo giovanile : in quello splendido èremo, posto di fronte al mondo carnico e a quello dolomitico, passeranno ogni anno centinaia di ragazzi provenienti da tutta Italia, accompagnati da valenti istruttori, animatori e naturalisti. L’attività cessa nel 1985 per difficoltà insorte con le normative sanitarie sempre più incalzanti e rigide.
□ Il coagulo delle idee passa anche attraverso la comunicazione: prende quota allora l’idea di un foglio sezionale, intitolato “la Sentinella” che esce due volte, nel 1974 e 1975. Prevale più in là l’idea di una attività divulgativa più partecipata: così nel 1978 nasce la rivista “Dolomiti Bellunesi” di proprietà delle sezioni CAI provinciali. Il logo della sentinella diventa tuttavia il riferimento della nostra specifica attività all’interno delle pagine dedicate alla vita sezionale, con appuntamenti fedeli e resoconti dettagliati.
□ Non mancano attività relazionali di vario genere: il Carnevale CAI, il pranzo sociale, la presenza nei vari organismi intersezionali, il dibattito di questioni emergenti nel settore ambientale, naturalistico, istituzionale, la collaborazione con le altre sezioni del Cadore attraverso apposita realtà associativa, la nomina a consiglieri centrali di Roberto De Martin.e Italo Zandonella. Momenti specifici qualificanti in tal senso riveste il 62° Convegno delle Sezioni Trivenete a Casamazzagno nel 1974; di grande prestigio anche la convocazione in Comelico del Consiglio Centrale CAI alla vigilia del recupero del rifugio ex Sala nel 1983: Infine – nell’arco delle celebrazioni 25.li – si radunerà ancora una volta in Comelico il Convegno Biveneto (1995).
□ Anche le Presidenze si alternano nel tempo: dal 1980 al 1986 è chiamato Achille Carbogno a pilotare la sezione; seguirà nel 1986/87 Giorgio Osta e nel quinquennio 1987/92 Piergiorgio Cesco Frare. Il sessennio 1992/98 è di nuovo al timone Achille Carbogno, che naviga di conserva con Roberto De Martin chiamato nello stesso periodo alla più alta carica di Presidente Nazionale del CAI. Poi nel 1998 va in testa Mario Fait, il quale conserverà il ruolo di Presidente fino alla primavera del 2004. Pur nel ricambio fisiologico e statutario delle persone lo spirito sezionale è improntato a dinamismo e collaborazione, sintonia produttiva ad ogni effetto.
□ Nel prosieguo dell’attività la Sezione incentiva la crescita dell’organico di esperti Istruttori attraverso il conseguimento dei “patentini” di scialpinismo (Gigi Penta), escursionismo (Giancarlo Zonta e Corrado Piazza), Alpinismo Giovanile (Mario Fait, Rosanna Quandel, Paolo Ligresti, Armando Beozzo). Questa politica consentirà di potenziare le attività educative e tecniche specifiche, coagulando attorno al sodalizio adesioni e fermenti sempre in evoluzione.
□ A fine 1987 esce in 5000 copie la pubblicazione “Dolomiti del Comelico e Sappada” che rappresenta “un momento straordinario di mobilitazione e aggregazione” come scriverà Piergio Cesco Frare; l’edizione si esaurisce in breve tempo e così – nel 1995 – sarà approntata una nuova edizione, allargata anche alla sezione invernale, e arricchita di numerose fotografie e 260 pagine: un compendio tascabile ma formidabile delle possibilità e scoperte di questa “ultima valle”.Per non tacere poi dell’ingresso dell’informatica anche nel nostro contesto, e questa pagina ne è una prova.
□ Il tesseramento - termometro della vitalità di un sodalizio – conosce una costante e regolare progressione: dal centinaio di aderenti del lontano 1970 stiamo toccando quota 700! Una grande e bella famiglia davvero! E questa crescita rappresenta nei fatti la più felice e beneaugurante conclusione.